IL GIUOCO DELLE PERMUTAZIONI DI VITA, C. Barbieri - Recensione
- rossanazancanaro

- 25 ott 2023
- Tempo di lettura: 5 min
Aggiornamento: 12 dic 2024

Autore: Carlo Barbieri
Vuoi leggerlo? Eccolo!
Genere: Fantascienza, Distopico, Fantascienza sociologica
Numero pagine: 250 circa
Tempo e spazio: Terra; indefinito futuro molto lontano.
Età di lettura: Qualsiasi
Trama: In un lontano futuro l’umanità ha ottenuto l’equità grazie al Giuoco delle Permutazioni di Vita, meccanismo che ogni cinque anni assegna a ciascun individuo un nuovo ruolo nella comunità globale: il ricco diventa povero, il cameriere passa a dirigere un’azienda, o viceversa. Le permutazioni di vita sono governate da una serie di equazioni che garantiscono a ogni individuo il giusto alternarsi di stati sociali, equazioni studiate e controllate dall’Ordine dei Custodi del Giuoco. All'interno di questa distopica società troviamo Kessian, che dopo due quinquenni in livelli molto alti, contro ogni regola ne riceve uno ancora più alto, e Aliin, membro dell’Ordine, che analizzando le equazioni fa una scoperta capace di mettere in dubbio l’impianto del Giuoco stesso. Come sono collegati questi due eventi? Quali sono le origini del Giuoco? E quali i suoi veri scopi?
Recensione: “Il giuoco delle permutazioni di vita” è un romanzo che ripartisce la narrazione, in terza persona, tra tre protagonisti: Kessian, un cittadino qualsiasi che proprio qualsiasi non è, e Aliin e Hugen, due membri dell’Ordine dei Custodi del Giuoco.
Con questa narrazione parallela lo scrittore, oltre a intrecciare le trame dei personaggi, fa anche un’altra cosa: ci mostra l’organizzazione della vita all’interno della società distopica che ha creato da due punti di vista molto diversi. Kessian infatti ci accompagna tra le vie della sua città spiegandoci cos’è “il connettore” che tutti portano al polso, introducendoci al sistema di remunerazione, alla divisione delle fasce sociali, e ai metodi ovviamente nati per aggirare il sistema; Aliin e Hugen invece sono due dei pochi a vivere al di fuori di questo sistema societario, e ci mostrano i privilegi… ma anche gli svantaggi che ciò porterà loro.
Questo mi porta a parlare di uno dei miei aspetti preferiti del romanzo: il worldbuilding. La costruzione della società di questa Terra del futuro mi ha intrigata fin dall’inizio, è originale e sorprendente, e la cosa più bella è che ogni volta che mi sono trovata a pensare che qualcosa non tornasse oppure che qualche particolare della struttura sociale non fosse verosimile (o verosimilmente realizzabile quantomeno), questo qualcosa si scopriva poi essere un indizio o un elemento utile alla trama!
Fin dal principio, quando entriamo nella mente di Kessian e impariamo a comprendere il suo spirito analitico che non risparmia neanche il Giuoco stesso, la struttura, l’organizzazione, nonché l’ideazione della società acquistano un ruolo centrale, ma è soprattutto verso la fine del romanzo che le dissertazioni a riguardo divengono sempre più frequenti. I personaggi discutono fra loro, pensano, indagano, ragionano, il tutto mescolando ipotesi e deduzioni atte a risolvere l’enigma che fronteggiano, a nozioni e riflessioni puramente matematiche.
Questa natura del romanzo, mi verrebbe da dire riflessiva a discapito dell’azione, è una caratteristica particolare perché si discosta da quello che ci si potrebbe aspettare. Un’indagine, un misterioso Ordine che sembra voler ostacolare i protagonisti, oppure che li vuole aiutare, oppure chissà?, un piano architettato nei dettagli… sono tutti elementi che farebbero prevedere dell’azione; e invece no! Se da una parte ne ho sentito un po’ la mancanza, dall’altra ho apprezzato questa scelta: è proprio un modo “da scienziati” di affrontare un’avventura!
Certamente questa caratteristica obbliga il lettore a dover prestare attenzione a ciò che legge. Soprattutto nell’ultimo terzo del romanzo, quando l’enigma riguardo la nascita del Giuoco sta per svelarsi, non ci si può distrarre, bisogna stare attenti ai ragionamenti di Kessian, Aliin e Hugen o si rischia di non capirci più nulla.
La trama spesso pare mettere il focus più sulla società (e sulle critiche alla stessa) che sull’avventura in sé, e questo mi ha ricordato lo stile “Asimoviano” in particolar modo del Ciclo delle Fondazioni. Non è l’unica analogia che ho trovato, per esempio nei primi capitoli ci sono alcuni brevi estratti da fantomatici libri di storia riguardanti la società pre-Giuoco, altro escamotage usato nella trilogia delle Fondazioni.
L’avventura in ogni caso è appassionante, e devo dire che personalmente non ho mai trovato la lettura lenta.
L’unico aspetto che mi ha lasciata un po’ perplessa a riguardo è che a volte si ha l’impressione che ai protagonisti vada tutto un po’ troppo bene: le loro fughe vanno sempre a buon fine, quelli che potrebbero essere antagonisti non si curano di loro oppure rimangono a guardare, il “qualcosa” che vanno cercando viene trovato senza poi troppe difficoltà… anche una certa alleanza (che non nominerò per non fare spoiler) si stringe senza alcun sospetto, con immediata fiducia, nonostante le condizioni siano a dir poco inusuali!
Certo, questo escludendo il finale, finale che mi ha decisamente sorpresa e che ho trovato la degna chiusura di un romanzo ingegnosissimo. Per quanto lo stupore sia stato tanto, infatti, leggendolo ho pensato che non ci sarebbe potuta essere conclusione migliore. Un po’ agrodolce… ma perfetta.
Per quanto riguarda i personaggi, mi sono piaciuti tutti ma non sono riuscita a legarmi particolarmente a nessuno. I protagonisti in particolare sono tutti e tre ottimi matematici e menti brillanti, e non esitano a dimostrarlo; la trama gira tutto attorno a questo dopotutto! C’è però da dire che secondo me si indaga un po’ poco la loro psicologia; per quanto escano fuori i loro tratti caratteriali distintivi, è come se non si arrivasse mai a conoscerli davvero.
Stessa cosa per i personaggi secondari: alcuni appaiono senza poi avere un vero e proprio ruolo, e fin qui ha senso che restino marginali, ma anche altri che ricompaiono in un secondo tempo faticano a rimanere impressi, con l’effetto che quando tornano sulla scena li si ricorda in modo un po’ vago.
Mescolare personaggi secondari e comparse qui crea confusione, e questo perché secondo me introdurre molti personaggi funziona se la narrazione da spazio alla loro caratterizzazione nel tempo; se invece il ritmo della storia predilige altro, meglio moderare il numero di comparse per concentrare l’attenzione su quelle davvero essenziali.
Lo stile è molto piacevole e l’ho trovato direi cinematografico. Per esempio i paragrafi spesso si aprono con uno sguardo all’ambiente circostante per poi stringere sui protagonisti della scena, modalità che mi ha permesso di visualizzare distintamente ciò che viene raccontato.
Piccolo appunto invece riguardo i dialoghi, che alle volte mi sono sembrati un po’ artefatti. Sono spesso utilizzati come mezzo per spiegare elementi sconosciuti al lettore, elementi però ben noti ai personaggi, che nel loro mondo ci vivono da sempre e per i quali sono cose ordinarie. Se da una parte ha senso sfruttare le conversazioni per inserire informazioni che altrimenti formerebbero un elenco o un fastidioso “spiegone”, dall’altro a volte queste sono un po’ troppo prolisse e finiscono per risultare, appunto, innaturali.
Conclusione!
“Il giuoco delle permutazioni di vita” mi è piaciuto molto; è una lettura diversa, a tratti impegnativa, sicuramente stimolante perché finisce per far riflettere non solo sulla giustizia della società di Kessian &co., ma anche della nostra. Gli spunti di riflessione sono tanti, la critica alla società, alla storia, anche all’evoluzione se vogliamo, è interessante e amalgamata alla storia in maniera sapiente, e infine il colpo di scena conclusivo apre un ventaglio di pensieri. Mi sono trovata a domandarmi “E se quello descritto fosse lo scenario più plausibile per il nostro futuro?”
Questo di certo non posso saperlo, ma credo sia uno scenario quantomeno probabile. Inquietante, controverso, ma probabile.
Perché leggerlo? Perché è intrigante.
Perché la struttura della società è geniale e non potrai evitare di volerne scoprire tutti i segreti!
Se ti piace lo stile delle Fondazioni di Asimov, non te ne pentirai.
Se cerchi una lettura stimolante, che produca riflessioni, e anche un po' "scientifica", fa per te!
Perché non leggerlo? Perché se cerchi una fantascienza con battaglie e cardiopalma non è il libro dove li troverai.
Se vuoi una lettura leggera con la quale "staccare la mente"... beh, non è questa quella che fa per te.




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